
Il film si muove con decisione nei territori del fantastico, ma con uno sguardo intriso di umanesimo malinconico. La parabola di Tina è quella di una creatura in bilico tra due mondi, incapace di appartenere pienamente a entrambi. Se da un lato ritrova un’identità perduta, dall’altro non può abbracciare la violenza cieca di chi, come Vore, perpetua un odio distruttivo verso l’umanità. Il confine diventa così non solo fisico o biologico, ma profondamente etico. Al netto di qualche ingenuità, Abbasi firma un’opera irregolare ma densa, che osa esplorare l’inesprimibile e il liminale, offrendo un’allegoria potente sull’identità, la solitudine e il bisogno – universale e disperato – di appartenenza e le interpretazioni di Eva Melander ed Eero Milonoff restituiscono con autenticità la complessità emotiva dei protagonisti.
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