CORPO E ANIMA

Endre un dirigente solitario, taciturno, con un braccio paralizzato, e Mária, una giovane introversa con caratteristiche autistiche, lavorano in un mattatoio a Budapest. Entrambi vivono vite isolate e faticano a esprimere le proprie emozioni nel mondo reale. Un giorno, durante un’analisi psicologica aziendale, scoprono di condividere gli stessi sogni ogni notte: in questi sogni, Endre e Mária si trasformano in cervi e vagano per una foresta innevata, cercandosi e stando vicini…
Diciotto anni di silenzio cinematografico hanno separato Corpo e anima dalla precedente opera di Ildikó Enyedi, un tempo necessario affinché la sua poetica, nutrita da sensibilità fuori dal tempo e da un’irriducibile delicatezza emotiva, trovasse nuova forma. Ritornando con un’opera che le è valsa l’Orso d’Oro alla Berlinale 2017, la regista ungherese intreccia nuovamente sogno e realtà, corporeità e spiritualità, in una narrazione sospesa tra l’incanto del surreale e la struggente tenerezza della solitudine. Il film contrappone la brutalità del quotidiano alla purezza di un universo onirico in cui due anime, sotto forma di cervi, si incontrano libere da ogni barriera sociale e sensoriale. Enyedi costruisce un dramma fatto di silenzi, esitazioni e gesti impercettibili, in cui l’amore si insinua con timidezza, come una linfa vitale che prova a scorrere in corpi irrigiditi da traumi, paralisi emotive, o veri e propri impedimenti fisici.
La protagonista Mária, donna fragile e ipercontrollata, incapace di lasciarsi toccare anche dalla luce del sole, trova il proprio doppio in Endre, uomo solitario e disilluso, portatore di una menomazione che diventa metafora di un’intera esistenza trattenuta. Il loro avvicinamento è lento, faticoso, costellato di sogni condivisi e dialoghi goffi, di giochi simbolici e corteggiamenti traslati. La dimensione onirica, nutrita da immagini di neve e boschi immacolati, si pone come prefigurazione di un amore possibile ma continuamente rinviato, bloccato da paure antiche e da una fisicità ancora imprigionata.
Corpo e anima è allora il ritratto di un’umanità in cerca di tenerezza, una parabola sull’empatia e sul desiderio che non si lascia spiegare ma solo vivere. Corpo e Anima si muove con grazia fra il realismo più ruvido e la più raffinata astrazione, inserendo la propria narrazione in un gioco di riflessi, di inquadrature da pittura sacra e di composizioni visive che oscillano fra l’asettico e il lirico.L’amore, qui, non è mai dato per certo, ma va appreso passo dopo passo, come un’educazione sentimentale che parte dall’istinto animale e conduce – attraverso l’errore, la ritrosia e la rinuncia – fino al coraggio di vivere davvero. Solo allora, quando il sogno potrà sciogliersi nel giorno, quando i corpi sapranno finalmente dirsi ciò che le anime hanno già vissuto, sarà possibile tornare alla realtà. E forse, anche alla primavera.

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