CORPUS CHRISTI

Un giovane criminale, molto devoto, esce dal riformatorio e, a causa di una serie di equivoci, finisce col diventare prete in un piccolo paese, squassato da una grande tragedia: una mezza dozzina di ragazzi sono morti in un incidente causato da un guidatore ubriaco. L’approccio anticonformista del giovane riuscirà ad appianare le tensioni, ma a caro prezzo.
Dopo averla presa a picconate con Tell No One, un documentario sugli orribili, diffusi casi di pedofilia nella Chiesa locale, che ha riscosso un incredibile successo, il cinema polacco torna a parlare di fede, chiesa e culto, raccontando un’incredibile storia vera con un tono leggero, a volte ironico ma attentissimo a bilanciare serio e faceto e di grande intensità morale. Giustamente candidato all’Oscar come miglior film internazionale agli Oscar 2020 dalla Polonia, ben diretto da Jan Komasa e interpretato come meglio non si potrebbe da un attore incredibile, Bartosz Bielenia, mostra la Chiesa come dovrebbe essere (o come vorremmo che fosse, se proprio dev’esserci): attenta ai reali problemi degli individui e non ostaggio di liturgie meccaniche e vuoti cerimoniali.

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