DOLOR Y GLORIA

Salvador, un cineasta malato e solitario,riflette sulla sua infanzia, i suoi amori passati e la sua carriera…
Il miglior Almodovar degli ultimi dieci anni, un amabile fiume di parole, amori e ricordi che affronte con leggerezza temi quali l’invecchiamento, il dolore fisico e la malattia, ma anche il rimpianto e il bisogno di riconciliazione con se stessi e con il proprio passato. La relazione tra arte e vita è sempre al centro della narrazione: Salvador, attraverso il cinema, cerca di dare un senso alla sua sofferenza, e la creazione artistica diventa per lui un modo di rivivere e reinterpretare i suoi ricordi. In questo senso, Dolor y gloria è un omaggio al potere catartico del cinema e alla sua capacità di curare e trasformare. Antonio Banderas, mai così bravo ed efficace, è il cuore pulsante della storia. La sua interpretazione è sottile, misurata e piena di vulnerabilità. Attraverso piccoli gesti, sguardi e silenzi, riesce a trasmettere la sofferenza di un uomo che si trova a fare i conti con il suo passato, i suoi fallimenti e le sue perdite. Una meditazione sul dolore, sulla perdita e sulla redenzione, raccontata con stile (magistrale l’uso dei colori) e poesia.
Fantastico, per una volta, anche l’adattamento e il doppiaggio italiano.

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