
Gigantesco Schrader, che firma uno dei migliori film dell’anno, potente e disturbante, mescolando Dio, chiesa, ambiente e solitudini personali. La sua regia è minimalista e rigorosa, con un’estetica che ricorda i film di Robert Bresson e Ingmar Bergman, e una narrazione lenta e compassata, pronta a esplodere nel finale. La scelta di utilizzare un formato 4:3 aggiunge una sensazione di claustrofobia e isolamento, rafforzando il senso di angoscia interiore di Toller, uomo tormentato e dalla fede vacillante, che lotta per trovare un senso in un mondo che sembra averlo perso. Ultimi dieci minuti di pura angoscia.