Notevolissimo noir cinese, di stampo tradizionale (il protagonista, appena uscito di prigione, uccide un poliziotto e viene braccato dalle forze dell’ordine e dai suoi rivali criminali, ma aiutato da una pragmatica prostituta) ma girato da dio (i primi venti minuti sono strepitosi) con un uso magistrale dei colori e scoppi improvvisi di ultraviolenza hard boiled. Yinan costruisce un universo in cui il caos regna sovrano: le alleanze si sgretolano, la morte è una costante insensata, e il crimine diventa routine. La spartizione del territorio tra polizia e malavita, preludio a un inevitabile collasso, si traduce in una geografia urbana sempre più sfilacciata, che culmina nel disordine inarrestabile attorno al lago, luogo emblematico della dissoluzione. L’aspetto più riuscito resta la scelta delle location: cortili degradati, chioschi kitsch, piazze informi restituiscono uno sguardo sincero sulla Cina marginale, riecheggiando l’universo di Jia Zhangke.