
Nam Chul-woo, un povero pescatore nordcoreano che vive una vita semplice e isolata, viene trascinato accidentalmente in acque sudcoreane a causa di un gusto al motore della sua imbarcazione. Catturato immediatamente dalle autorità sudcoreane, Nam viene trattato come una possibile spia nordcoreana e sottoposto a interrogatori brutali…
Kafkiano nell’animo, Il progioniero coreano, pur essendo un film politicamente potente, non prende mai una posizione esplicita contro una delle due nazioni, mettendo piuttosto in luce la disumanizzazione e l’oppressione presente da entrambe le parti del confine. Il confine fisico tra le due Coree diventa una metafora potente per tutte le divisioni ideologiche e politiche nel mondo, dove l’individuo spesso perde di fronte a sistemi più grandi di lui, vittima di una burocrazia insensibile e di un sistema di sicurezza paranoico. Sempre lucido ed efficace, Kim Ki-duk suggerisce che la libertà, in entrambi i contesti, è illusoria. Anche nel Sud oggettivamente ricco e sviluppato, il protagonista viene trattato come un oggetto da manipolare per scopi politici: viviamo in un mondo governato dalla paura e dalla divisione…