Capolavoro assoluto del cinema nipponico degli anni ’80, Tampopo aka Dandelion, racconta l’esilarante storia di una vedova che, grazie all’aiuto di una comunità di personaggi bizzarri, riesce a rilanciare il negozio di ramen familiare, caduto in disgrazia dopo il decesso del marito. L’impianto narrativo è quello di un western (urbano), tant’è che molti lo descrivono come “Ramen Western” ma è condito, letteralmente, con almeno una mezza dozzina di generi diversi. Le gag non si contano (si citano Chaplin e Tati) e su tutto aleggia un’aura surreale e non sense (a cominciare dall’incipit, con l’immediata rottura della quarta parete) che rende amabili personaggi e storia. Su tutto, svetta il cibo, protagonista assoluto, descritto, raccontato, esaltato e consumato in abbondanza.