
Twomey, già coautrice con Tomm Moore del raffinato The Secret of Kells, si confronta nuovamente con un’animazione capace di coniugare impegno civile e suggestione estetica. Tuttavia, l’equilibrio tra il racconto realistico e le fughe simboliche nella dimensione fiabesca appare forzato, quasi calcolato, mancando della spontaneità che animava le sue prove precedenti. L’alternanza tra realtà e metafora si irrigidisce in un meccanismo prevedibile, e l’uniformità visiva, pur elegante, non raggiunge la polifonia cromatica e narrativa di opere analoghe.
Meritoria nell’intento di proporre un’animazione che rifletta su temi politici e sociali attraverso modalità espressive alternative al canone industriale, l’opera non riesce tuttavia ad affrancarsi da una certa programmaticità. Il coinvolgimento di Jolie, da tempo impegnata in un cinema di denuncia umanitaria, garantisce visibilità e sostegno, ma non supplisce alla mancanza di quella libertà creativa che dovrebbe animare tanto il cinema d’autore quanto quello d’impegno. The Breadwinner colpisce per il volto intenso della giovane protagonista e per la sua vocazione pedagogica, ma resta ancorato a una struttura troppo sorvegliata per davvero sorprendere.
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