
Clamoroso debutto per Brady Corbet, che firma un’opera coraggiosa e visionaria che indaga le radici del potere e dell’autoritarismo attraverso il ritratto di un’infanzia avvelenata, dimostrando un talento visivo e narrativo impensabili. Prescott incarna il risultato di un’educazione basata sulla repressione e sul potere, un simbolo di come le dinamiche familiari e politiche possano plasmare il destino di un individuo e, per estensione, di una nazione. Il film è diviso in tre atti, ognuno incentrato su un particolare episodio della crescita di Prescott, che rappresentano le tappe della sua evoluzione verso la crudeltà e il dominio. Questi episodi sono accompagnati da un’atmosfera crescente di tensione e inquietudine, alimentata da un’incredibile colonna sonora composta da Scott Walker. La musica, intensa e dissonante, gioca un ruolo fondamentale nel creare un senso di malessere e anticipazione, dando quasi un’aura apocalittica al film.
Non siamo ai livelli celestiali di Haneke e del suo Il Nastro Bianco, ma davvero un lavoro notevolissimo.