LA RUOTA DELLE MERAVIGLIE

Ginny un’ex attrice ormai insoddisfatta e frustrata dalla sua vita attuale lavora come cameriera e vive con il marito Humpty, un uomo rozzo e brutale, in un piccolo appartamento accanto al luna park. La sua vita monotona e triste viene però sconvolta dall’arrivo di Carolina, la figlia di Humpty, in fuga dal marito gangster. Nel frattempo, Ginny si innamora del giovane bagnino Mickey, un aspirante scrittore che rappresenta per lei un’illusione di salvezza e una via di fuga dalla sua esistenza soffocante…
Allen orchestra un melodramma visivamente sontuoso, ma profondamente disperato, in cui i personaggi vivono imprigionati in ruoli che non scelgono, nutriti da sogni ormai irrealizzabili e vincolati da un’esistenza che somiglia più a una recita dolorosa che a un’autentica esperienza umana. La messa in scena è volutamente teatrale, caricata di tinte ambrate e crepuscolari, in cui ogni luce sembra voler mascherare una crepa, ogni parola cela una rinuncia. La ruota delle meraviglie si rivela così non solo una riflessione sul desiderio, sull’illusione e sulla disgregazione dei legami affettivi, ma anche una sorta di elegia amarissima sul fallimento della messinscena chiamata “vita”. L’ultima inquadratura, crudele e definitiva, chiude il film come una sentenza: nessuno sa più cosa significhi divertirsi, nemmeno in un parco giochi. Decisamente il miglior Allen degli ultimi anni.

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