
Solo un giapponese poteva immaginare una storia del genere (il film è tratto dal romanzo omonimo di Taichi Yamada, scritto a metà degli anni ’80) e solo l’ottimo Andrew Haigh, già capace di declinare la materia sentimentale con efficacia, garbo ed eleganza (Weekend, 45 anni), poteva adattarla in modo così attento alle sensibilità moderne, mixando vari generi tra di loro (dramma, mistery, fantasy, romance). Il film cammina sempre pericolosamente a un passo dal melodramma, riuscendo però a non varcare mai il confine tra “struggente romanticismo” e “coma glicemico”, grazie ad una sceneggiatura impeccabile e alla clamorosa, sontuosa e memorabile performance di Andrew “Moriarty” Scott, qui davvero fantastico (pure gli altri eh, da Mescal alla coppia Claire Foy e Jamie Bell, ma lui è davvero fuori parametro). Finale annichilente.