ESTRANEI (ALL OF US STRANGERS)

Uno sceneggiatore in crisi creativa inizia una relazione appassionata con un giovane che vive nel suo condominio. La storia lo spinge a pensare al passato e a visitare la sua vecchia casa dove, incredibilmente, ritrova i genitori, cristallizzati nel tempo come l’ultima volta in cui li aveva visti trent’anni prima, prima che morissero in un incidente d’auto…
Solo un giapponese poteva immaginare una storia del genere (il film è tratto dal romanzo omonimo di Taichi Yamada, scritto a metà degli anni ’80) e solo l’ottimo Andrew Haigh, già capace di declinare la materia sentimentale con efficacia, garbo ed eleganza (Weekend, 45 anni), poteva adattarla in modo così attento alle sensibilità moderne, mixando vari generi tra di loro (dramma, mistery, fantasy, romance). Il film cammina sempre pericolosamente a un passo dal melodramma, riuscendo però a non varcare mai il confine tra “struggente romanticismo” e “coma glicemico”, grazie ad una sceneggiatura impeccabile e alla clamorosa, sontuosa e memorabile performance di Andrew “Moriarty” Scott, qui davvero fantastico (pure gli altri eh, da Mescal alla coppia Claire Foy e Jamie Bell, ma lui è davvero fuori parametro). Finale annichilente. 

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