
Il massiccio uso dei campi lunghi, la cruda messa in scena degli avvenimenti, con zero concessioni alla retorica o all’eroismo, l’apprezzabile equidistanza nei confronti dei fronti contrapposti, che permette di concentrare l’attenzione sulla misera vita dei soldati, più che sui giochi politici orditi alle loro spalle, permettono la creazione di momenti e sequenze memorabili (l’arrivo dei carri armati, la fisicità degli scontri nelle trincee, il pellegrinare del protagonista da un campo di battaglia all’altro). C’è qualche perplessità sui dialoghi, non particolarmente ispirati e un po’ troppo “chiaroveggenti”, ma il rilievo non inficia il risultato finale. Non è originale come 1917, ma è “centrato” come e forse più di molti classici del genere. Premio Oscar 2023 come miglior film internazionale.