
C’è ben poco di “beautiful” nell’Islanda raccontata in questo potentissimo coming-of-age, che fa sembrare i ragazzetti pervertiti di Kids (per chi se lo ricorda) degli innocui bimbiminkia. Qui si mena coi pugni, coi caschi, si sniffa, si scopa, si violenta e si è violentati, senza che nessuno (famiglia/scuola/stato) osi intromettersi. Guðmundur Arnar Guðmundsson firma uno strepitoso racconto di formazione, ponendo lo sguardo sui rapporti interpersonali tra i membri della gang (paradossalmente dolcissimi, perché la vera famiglia è quella che si sceglie, non quella che si trova) ed inserendo degli elementi “fantasy” che altrove striderebbero notevolmente col passo della storia ma che qui calzano a pennello: forse, in fondo al tunnel dell’adolescenza, c’è una flebile luce di speranza. Ragazzini eccezionali e c’è pure l’amatissimo Ólafur Darri Ólafsson a fare una capatina.