GLORIA!

1800: l’inattesa visita di Papa Pio VII getta nello scompiglio un istituto musicale per educande, perché il maestro del coro è in crisi creativa e non riesce a comporre nulla per il concerto celebrativo. Una delle ragazze però scopre un pianoforte e dimostra un talento musicale straordinario…
BOOM. Fantastico. Siamo a metà aprile ma il miglior film italiano dell’anno è questo. Esordio clamoroso di Margherita Vicario, che firma un’opera originale, visionaria (aggettivo assolutamente necessario, per una volta), sovversiva ed entusiasmante. La musica diventa strumento di emancipazione e libertà e non c’è un singolo minuto o sequenza superflua o ridondante. Il finale, alla “Sister Act”, ma in versione iconoclasta, suggella il trionfo di un’opera pop modernissima, anche se in costume (o forse proprio per questo). Le cinque ragazze protagoniste sono bravissime (nel quintetto c’è anche Veronica Lucchesi aka La Rappresentante di Lista, cui infatti viene “regalato” un assolo) e il cast maschile tiene botta (Elio/Paolo Rossi, il sempre meraviglioso Balasso).

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