
Ennesima conferma che i film davvero belli vanno a Cannes e non a Venezia, Godland è un “western” di eccezionale qualità, che conferma l’ottimo momento del cinema nordico. Visivamente incredibile, riesce a risultare sempre credibile e vagamente terrorizzante nel trattare una molteplicità di temi, molto diversi tra di loro: il rapporto tra uomo e natura (vince sempre la seconda), tra “invasori e invasi” (ovviamente i locali non vedono di buon occhio il prelato…), tra fede e pragmatico realismo (il dialogo col quale la guida “smonta” la fede del prete è memorabile) tra “materiale e immateriale” e, non ultimo, tra lingua danese e islandese. Pazzesco passo in avanti per il regista, Hlynur Pálmason, che aveva già girato un film interessante ma irrisolto, A White, White Day – Segreti nella nebbia. Un paio di sequenze memorabili e l’ottima interpretazione del cast completano il tutto.
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