
Imperfetto ma interessante thriller di Ali Abbasi, già regista del geniale Border, stavolta meno “in palla”, ma capace comunque di raccontare una storia (vera, almeno a metà, il personaggio della giornalista è quasi totalmente inventato) di incredibile attualità, visto che l’Iran di allora è identico a quello di oggi, ostaggio del fondamentalismo religioso. La parte thriller è eccessivamente derivativa e poco originale, più interessante appare la rappresentazione del protagonista, che offre spunto a più di una riflessione. E’ entrato nella not-so-short list come miglior film straniero (Nostalgia l’han segato subito…), battente però però bandiera danese (Abbasi vive da tempo a Copenaghen (beato lui)).