IL SOL DELL’AVVENIRE

La summa del cinema morettiano.
Il buon Nanni, splendido settantenne, firma il suo film più centrato, riuscito, intelligente e malinconico, un “otto e mezzo” assolutamente perfetto, che racchiude in meno di due ore quasi mezzo secolo di cinema. I tre binari su cui viaggia il film (cinema, politica e famiglia), cardini della sua poetica, vengono scandagliati con lucidità e pragmatismo, regalando sequenze che diventeranno cult (in particolare quella col protagonista che ferma l’ultimo ciak di un mediocre action per iniziare una riflessione sulle modalità di messa in scena dell’atto criminoso, partendo da Kieślowski per arrivare a Scorsese), condite da una OST pazzesca. Il commiato al pubblico, con l’ultima sequenza che vede partecipare ad un corteo non solo i personaggi del film, ma tutti gli attori dei film passati del regista, è da lacrimoni.

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