
Siamo sempre dalle parti dell’eccellenza, ovvio, del Cinema-Cinema, con Apple che irrora di denaro una produzione mastodontica, vecchio stile, con centinaia di comparse e una ricostruzione storica abbacinante, compensata stavolta nella narrazione e nelle riprese da una particolare attenzione ai volti: quello, luciferino, di De Niro (il migliore del gruppo, per un soffio), quello lombrosiano, deforme e ghignante di un Di Caprio in “trattenuto overacting” e quello afflitto e dolente della splendida Lily Gladstone, che deperisce a ogni comparsa.