KUBI

“Se so che è morto che cosa me ne frega di una testa?”
Scoppiettante (ennesimo) ritorno per l’indispensabile Kitano, che con questo Kubi (presentato a Venezia l’anno scorso e mai distribuito) rilegge a suo modo il celebre “Incidente di Honnō-ji”, che cambiò la storia del Giappone. Una pioggia di sangue, teste mozzate (Kubi sta appunto per “collo”), arti smembrati che Kitano propone con fare divertito e sardonico, conditi da momenti di assoluto non sense e gag del tutto fuori contesto, guidando un gruppo di attori top del Sol Levante e tenendo per se il ruolo di Hideyoshi Toyotomi, uno dei pochi sopravvissuti al massacro. Una rilettura originale e critica, priva di epica, del genere Jidai-geki, che pesca da tanti classici (da Ran a Kagemusha, passando per 13 Assassini) e che riesce pure ad essere super attuale, grazie alla presenza del “samurai nero” Yasuke, prossimo protagonista del videoludico Assassin’s Creed Shadows. Folle, assurdo, grottesco, necessario.

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