
Non ringrazierò mai abbastanza Titanus, che per i suoi 120 anni sta rimandando in sala film necessari come questo (che non avevo mai visto), un melò esistenzialista ambientato in una Rimini nebbiosa, squallida e respingente, che riflette lo spleen perenne in cui pare vivere il protagonista, uno strepitoso Alain Delon (e che figo assurdo che era), alle prese con due donne (una del presente e una del futuro, l’incredibile Sonia Petrovna). Un i Vitelloni al contrario, ultra-nichilista, strabordante di riferimenti letterari (Goethe in primis, ma anche Fitzgerald, Camus), malinconico e disperato, specchio di una gioventù perennemente afflitta dal mal di vivere (film straordinariamente attuale, peraltro, nonostante abbia un anno più di me). Cast sublime e colonna sonora memorabile di Mario Nascimbene, esaltata dagli assoli di tromba di Maynard Ferguson.
Pensa girare un film del genere, oggi. Impossibile. Zurlini ne sapeva.