GLI SPIRITI DELL’ISOLA

1923, nell’immaginaria isola di Inisherin, in Irlanda, il musicista Colm Doherty decide di punto in bianco di troncare ogni rapporto con l’amico di bevute Pádraic Súilleabháin. Quest’ultimo non capisce il motivo della decisione e insiste per riallacciare i rapporti.
Insiste, insiste, insiste…
Era il mio secondo most wanted del 2022 assieme a Triangle of Sadness e nemmeno questo delude, confermando il genio assoluto di Martin McDonagh, che dopo il capolavorissimo Three Billboards Outside Ebbing, Missouri, scrive e dirige un’opera assurda e magnifica, tra Ionesco e Beckett, che racconta, in dialetto irish strettissimo, due ossessioni, il senso del Tempo, le conseguenze cui spinge il capire che questo passa e non torna indietro e i catastrofici sviluppi cui può portare l’ostinazione (e l’ottusità) dell’uomo. Clamorose le performance di Colin Farrell, Brendan Gleeson, Kerry Condon (e di Barry Keoghan, letteralmente “lo scemo del villaggio”) e sublime la ost di Carter Burwell che riesce a normalizzare l’illogicità delle vicende umane.

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