
In sintesi: il miglior film di Virzì, una delle migliori (tragi)commedie degli ultimi vent’anni e un lavoro corale memorabile. Funziona tutto, ma proprio tutto in questa (tragi)commedia amarissima, feroce, malinconica e dominata da perenne senso di sconfitta e morte. La sceneggiatura di Paolo Virzì e Francesco Bruni è perfetta nel raccontare l’Italia attuale, divisa tra due anime parimenti raccapriccianti: la destra denoiartri cafona, coatta e ignorante (ma ricca, grazie agli influencer) e la sinistra (fintamente) inclusiva e pateticamente ideologica, totalmente scollegata dalla realtà (ma ricca, grazie alle App). Su tutto e tutti domina implacabile il Tempo, che uccide e sfigura, annienta ogni bellezza, speranza, possibilità di redenzione o salvezza e punisce l’umanità, unica responsabile dei propri problemi, concetto magistralmente espresso nel memorabile monologo nel prefinale della Fanelli. Cast sublime, a cominciare da Christian De Sica, perfetta maschera tragicomica, e regia impeccabile e super cinica nel montaggio, che ricorda i personaggi che non ci sono più e quelli che, annientati, sopravvivono ancora.