
Esilarante e ferocissima commedia horror di Coralie Fargeat, che dopo il non troppo risolto Revenge, stavolta centra in pieno il bersaglio, pescando a piene mani da…tutti (ma proprio tutti: Zemeckis, ovviamente, ma anche De Palma, Lynch, Tsukamoto, Youzna, Cronenberg, Wilder…) e confezionando una spassosa (e istruttiva) discesa agli inferi per la protagonista ed il suo “clone” più giovane e attraente. Le sequenze potenzialmente cult non si contano e pure le intuizioni felici (il produttore subdolo e ributtante del network, un eccelso Dennis Quaid, si chiama Harvey e viene sempre inquadrato “deformato”, il prefinale grandguignolesco, l’incipit che sintetizza una carriera in pochi secondi usando un’inquadratura fissa). Ne viene fuori un film forse leggermente troppo lungo (una mezz’ora si poteva sforbiciare) ma decisamente “sul pezzo”, molto intelligente, autoironico, molto più misantropo che “femminista”, centrato sul corpo e soprattutto sul Tempo, spietato, invincibile, implacabile. Brava Margaret Qualley, a dir poco eroica Demi Moore, che firma qui la miglior performance della sua carriera.
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