TWILIGHT OF THE WARRIORS: WALLED IN

Hong Kong, anni ’80: un rifugiato, dopo innumerevoli vicissitudini, si trova costretto a vivere nella cittadella di Kowloon, una sorta di enclave in mano alla criminalità, ma scoprirà che non tutto il male vien per nuocere.
Clamoroso. Memorabile. Esaltante. Un film che resterà negli annali del cinema orientale e degli action movie e che omaggia come meglio non si potrebbe la storia del cinema di Hong Kong (che lo manda giustamente a concorrere per gli Oscar 2025). Esagerato nelle coreografie, mirabolante nei valori produttivi, abbacinante nella messa in scena, grazie alla regia ipercinetica di Soi Cheang, amabile nelle performance attoriali, tutte sublimi, sia quelle delle vecchie glorie (Louis Koo, Sammo Hung, Richie Jen) che dei “nuovi” (Raymond Lam, Terrance Lau). Un grandioso mix di umanesimo, epicità ed action, forse solo un po’ troppo allungato nel peraltro pirotecnico finale. Il cinema di Hong Kong è ancora vivo.

Lascia un commento