
I suoi genitori hanno inizialmente pianto quella che pensavano fosse stata un’esistenza solitaria e isolata, scoprendo però in seguito che Mats aveva condotto una “vita digitale” vibrante e intensa, che ha impattato profondamente su una vasta comunità di giocatori…
Si parla spesso (e a ragione) di quanto tossica possa essere in certi casi la comunità videoludica. Questo (fantastico) documentario, mostra finalmente anche l’altra faccia del medium, quella che porta estranei sparpagliati in ogni parte del mondo a unirsi per cause comuni, scambiare opinioni ed esperienze, crescere, divertirsi e maturare assieme. Benjamin Ree, regista illuminato, racconta la storia di Mats senza mai scadere nel melodramma e con un uso originale ed efficace del mezzo ludico (nel caso specifico World of Warcraft, con il cui motore viene raccontata la vita virtuale del ragazzo, partendo dagli archivi delle sue partite). Ne viene fuori il ritratto di una persona brillante e geniale, ironica e romantica, costretta in un corpo inabile a quasi tutto, ma traboccante di vita.
Se la Terra è una condanna, insomma, si può sempre essere liberi ad Azeroth.