
Moretti i cardinali elettori li faceva giocare a pallavolo e bisticciare bonariamente, pur intuendo che “c’è del marcio in Vaticano”; Berger, regista di Niente di nuovo sul fronte occidentale, si muove più sul piano del thriller filosofico/politico, prendendo spunto da un romanzo di Robert “Fatherland” Harris, con una scrittura solida e una trama fitta di dialoghi, che permette una credibile caratterizzazione dei vari candidati, prevedibilmente divisi tra conservatori e riformisti, tradizionalisti e innovatori (e, a ben vedere, anche “buoni e cattivi”). Brillano i protagonisti: il quartetto Fiennes/Tucci/Lithgow e il nostro Castellitto, che ha la battuta migliore del film, è assolutamente spettacolare, così come la fotografia del bravo Stéphane Fontain, mentre il personaggio della Rossellini è un po’ meno credibile e centrato, così come il finale, peraltro perfettamente, uhm, coerente con l’aria che tira in America oggi.