AMERICAN PRIMEVAL

Ovvero quello che Horizon: An American Saga avrebbe voluto, potuto e dovuto essere e non è stato (fatta eccezione per il grandioso incipit). Ecco, appunto. Prendete i primi dieci formidabili minuti dello sfortunato kolossal Costneriano, allungatelo a sei episodi da un’ora ciascuno ed ecco servita la prima grande serie del 2025, un affresco western di incredibile qualità visiva (già nel primo episodio c’è una lunga sequenza assolutamente memorabile) che richiama le atmosfere fredde e ostili di The Revenant (non a caso l’autore è Mark L. Smith, cosceneggiatore del film di Alejandro González Iñárritu) e racconta la “nascita di una nazione” attraverso la violenza, la barbarie, gli stupri, i saccheggi e le prevaricazioni. Entrambe le linee narrative (una donna attraversa il paese assieme al figlio con una guida e una nativa muta e lo scontro tra Mormoni, tribù indiane della zona e l’esercito degli Stati Uniti) sono entrambe efficaci (anche se a volte complicate da seguire a causa dei tanti personaggi minori) ed affascinanti. Ottimo il cast, valori produttivi eccelsi, grande verosimiglianza, per un’opera che abbatte il mito del vecchio west e della Frontiera per denunciare la perenne disumanità, violenza e ferocia degli esseri umani.

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