THE GIRL WITH THE NEEDLE

Copenhagen, al termine della Prima Guerra Mondiale: una sarta, il cui marito pare essere disperso in guerra, viene sfrattata e ripudiata dal ricco proprietario della sartoria presso cui lavora che, dopo averla messa incinta e avrle promesso il matrimonio, cede alle pressione della ricchissima madre, che odia la ragazza in quanto povera…
Candidato danese come miglior film internazionale (è nella cinquina finale), il film di Van Horn inizia e finisce come dramma dickensiano ed è costantemente ricchissimo di spunti di riflessione, ma nella sua parte centrale assume quasi la forma dell’horror/thriller, sensazione enfatizzata dal gelido bianco e nero (che richiama quello, citazionista, di Nosferatu) della sontuosa fotografia di Michal Dymek. Lo stesso Van Horn apre il film con una sovrapposizione di volti che sarebbe piaciuta a Lang o Browning (non manca nemmeno il freak, infatti). La svolta narrativa della seconda parte del film, non spoilerabile, funziona a metà, facendo perdere centralità al personaggio principale e generando nello spettatore forte interesse per un altro, fino ad allora secondario (ma centrale nella risoluzione del mistero), che avrebbe forse meritato maggior approfondimento. Resta comunque un’opera sincera e vibrante, bellissima da vedere, ottimamente interpretata da un valido cast (in primis Vic Carmen Sonne, irriconoscibile rispetto a Holyday), forse un po’ troppo “cinefila” (proprio come quella di Eggers), ma che riesce spesso a inquietare e deprimere, come vuole la Weltschmerz, il senso di tristezza universale che abbraccia l’intera esistenza del mondo. Promosso, in giro e in futuro in sala.

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