
Grandioso esempio di cinema civile, Missing abbandona subito il percorso del thriller/mistery per concentrarsi su quello che succede quando avviene un fatto così impattante. Keisuke Yoshida riesce da un lato a tratteggiare con umanità e verosimiglianza lo strazio dei genitori, madre in primis (incredibile la performance della bravissima Satomi Ishihara), dall’altro il grottesco circo mediatico che viene quotidianamente messo in piedi (a tutte le latitudini, pare, basti pensare alle patetiche trasmissioni del pomeriggio televisivo italiano) per scavare nel torbido nell’ottica di guadagnare audience e consensi. Un film ricco di intuizioni felici (la compagna di giochi che a distanza di pochi anni non rammenta più l’amichetta, l’ arcobaleno finale e le ombre cinesi), che presenta personaggi tridimensionali e umanissimi, mai manichei o stereotipati e tratta con empatia e misura un tema attualissimo. Incredibile che al Far East Film Festival 2024, dov’era stato presentato, non abbia raccolto nemmeno un riconoscimento.