
Nuovo film e nuovo centro per Gustav Möller, che aveva esordito anni fa col botto grazie all’ottimo Il colpevole – The Guilty, poi oggetto di un tutto sommato decente remake americano. Anche stavolta si lavora in spazi chiusi (tutto il film, tranne il prefinale, si svolge all’interno del carcere) e claustrofobici, ricchi di spunti per raccontare l’essere umano e le sue infinite miserie. Maternità, perdono, riabilitazione, valori ideali (e relativi conflitti morali) che spariscono quando la questioni da astratte diventano personali: lo script, equilibratissimo, funziona alla perfezione. Clamorosa la performance della veterana Sidse Babett Knudsen in un ruolo letteralmente “cucito addosso”.