
Interessante e per lo più riuscita riflessione sull’opera di Pirandello (efficacemente interpretato da un Bentivoglio che per una volta non fa “Bentivoglio”), che Placido racconta senza scadere nel meramente compilativo. Il biopic, in linea teorica, non dovrebbe infatti essere un taccuino su cui appuntare date e avvenimenti, ma piuttosto una tela, un ritratto astratto, un omaggio all’immortalità di un simbolo, alla sua arte e al cinema stesso e in questo senso Eterno Visionario centra perfettamente il bersaglio. Non stupisce quindi che le sue parti più deboli siano quelle “familiari”, con la moglie pazza (ovviamente Valeria Bruni Tedeschi, che probabilmente nemmeno si sforza troppo…) e i figli, chiaramente secondari rispetto alla musa Marta Abba, personaggio quasi centrale e che forse avrebbe meritato maggiore approfondimento (brava Federica Luna Vincenti). Perfettamente centrato invece l’obiettivo di spiegare come il teatro (prima e poi anche il cinema) siano necessari per raccontare il Presente e cercare, per quanto possibile, di analizzarlo e metabolizzarlo.