NAPOLI – NEW YORK

Due scugnizzi nella Napoli del dopoguerra, partono per l’America alla ricerca della sorella di una di loro, ma una volta arrivati nella Terra Promessa le cose saranno più complicate del previsto…
Salvatores torna a casa per la prima volta nella sua carriera, trova la quadra, oscillando tra Zavattini e Dickens, e firma uno dei migliori titoli della sua oramai quarantennale filmografia, adattando una vecchia sceneggiatura di Fellini (scritta negli anni in cui l’America era per tutti il Sogno con la esse maiuscolo) ma inserendo al tempo stesso elementi più moderni, utili a raccontare una fiaba senza tempo, una commedia all’italiana di stampo neorealista, di (forse) anacronistico ottimismo ma anche caratterizzata da sottili inquietudini e venature drammatiche. Al centro, come spesso capita, la riflessione sulle disparità economiche, atemporali, e sulle immani disgrazie dell’emigrazione (qui la Statua della Libertà non è rovesciata come in The Brutalist ma “tiene una faccia strafottente”). Per una volta bravissimi i due ragazzini protagonisti, Favino come al solito “dove lo metti sta” e sempre amabile Antonio Catania, che ha un cameo esilarante e memorabile.

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