ADOLESCENCE

Un ragazzino accoltella a morte una coetanea e il fatto ha devastanti conseguenze su tutte le persone coinvolte…
Il 2025 è iniziato come meglio non si potrebbe, lato serie tv: alle ottime M, Paradise, Asura si aggiunge ora la altrettanto rimarchevole Adolescence, che più che un thriller (la questione investigativa viene risolta già nel primo dei quattro episodi) offre un verosmile spaccato sociologico degli adolescenti attuali, del loro rapporto con la famiglia, i coetanei e di come lo Stato provi a gestire (spesso fallendo) casi come questo. Tecnicamente sublime (ognuno dei quattro episodi è girato in piano sequenza, senza stacchi di montaggio), la serie è “fisicamente” divisa in quattro spazi differenti: commissariato, scuola, in carcere durante una seduta del protagonista con una psicologa e nella casa e nel furgone della sua famiglia. Ne esce un quadro a fosche tinte, quasi senza speranze (la figlia/sorella? Forse…) in cui le generazioni non sanno come parlarsi (clamorosa la sequenza in cui il figlio del poliziotto che indaga sul caso spiega al padre i “codici colore” che si usano per i cuori/like sui social), le istituzioni non sono capaci, per superficialità o incompetenza, di contrastare bullismo, sessismo e razzismo ed in cui Il sonno della Ragione (o l’abuso dei social) genera mostri. Clamorosa la performance del giovanissimo Owen Cooper, ed eccezionali script e regia di Jack Thorne e Stephen Graham (e doppio kudos a quest’ultimo, visto che interpreta il padre del ragazzino, cui è dedicata l’ultima, struggente, puntata).
Brutti tempi, eh? Ma in realtà lo sono sempre stati…

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