
Ritorno in formissima per Yeon Sang-ho, che dopo qualche alto e basso torna ai livelli del clamoroso Train to Busan, che ne rivelò il talento anche fuori dalla patria Corea. Stavolta non ci sono gli zombie ma l’horror non manca, anche se inserito sottilmente in un plot thriller poliziesco e psicologico di gran ritmo e spessore. L’elemento religioso viene declinato con efficacia e il personaggio del Pastore, (un fantastico Ryu Jun-Yeol) che ogni due per tre si persuade di intravedere i segni della rivelazione divina (è una sindrome che si chiama Pareidolia e direi che ne è affetta un bel po’ di gente…), trovando in essi la giustificazione di ogni sua azione, inquieta e sgomenta. Yeon Sang-ho gira con piglio sicuro, utlizza con effiacia e parsimonia effetti artigianali e Cgi, gioca con lo spettatore, lancia strali contro l’umano e il divino e chiude il film come meglio non si potrebbe.