
Bella sorpresa. Valerio Mastandrea, alla seconda regia, trova la quadra per raccontare e ragionare sulla morte, la malattia e la sofferenza, temi da tempo respinti dalla civiltà occidentale, riuscendoci con ironia, garbo e leggerezza. Sempre in bilico tra reale e surreale, vero e fantastico, concreto ed evanescente, il film funziona grazie ad alcune idee visivamente interessanti (il vento forte che trascina via le anime per riportarle in vita o fino al trapasso) e alcune riflessioni non banali su cosa lascino dietro di sé le persone che non sono ancora morte ma non possono relazionarsi con i viventi. “Un sogno, forse una favola” direbbe Mattarella, certo è che argomenti del genere il cinema italiano non li trattava da tempo e mai con questa efficacia. Ottimo cast a supporto, lui davvero fuori parametro.