
Buon sangue (spesso) non mente e Gia Coppola, millemillesima esponente del clan cinematografico più celebre di sempre, si dimostra all’altezza del nome che porta, firmando un apprezzabilmente sintetico (80 minuti!) manifesto che certifica che il Sogno Americano non dura per sempre (e non c’è nemmeno per tutti). A metà tra il The Wrestler di Darren Aronofsky e The Substance di Coralie Fargeat, la storia racconta il calvario della protagonista di una grottesca versione sexy di uno spettacolo vaudeville (qui, più prosaicamente, si finisce poppe al vento) che si trova invecchiata, senza prospettive, pensione e assicurazione sanitaria. Difficile, in quest’ottica, trovare un’interprete più adatta di Pamela Anderson, celeberrima per decenni senza aver poi fatto granché e poi prevedibilmente decaduta, che qui azzecca (come la Moore mesi fa) la “parte della Vita”, interpretando con dolente e convincente entusiasmo un clone di sé stessa. Film a suo modo politico, sociale, ben diretto e interpretato (kudos anche a una devastata Jamie Lee Curtis): il tritacarne è inevitabile, ogni speranza è mal riposta e il Tempo annienta la bellezza senza pietà né rimorsi.