TETSUO

Nel Giappone della bolla speculativa, dell’essere diventati (per poco) la seconda potenza economica mondiale e della ricchezza diffusa, l’arrivo di Tetsuo al cinema ebbe lo stesso effetto dirompente del meteorite che estinse i dinosauri. Prima di allora infatti non si era mai vista una cosa del genere e quasi nessuno dei registi che avrebbero innovato e rinnovato la tradizione cinematografica nipponica (Kitano, Kiyoshi Kurosawa, Shinya Tsukamoto, appunto) era minimamente conosciuto fuori dai lidi patrii (se pure). L’effetto detonante di Tetsuo, che ostenta padri putativi molto nobili (Lynch e Cronenberg in primis) ma dimostra fin dalla prima inquadratura di essere dotato di una cifra stilistica molto precisa, personale e inequivocabile, si propaga lentamente ma inesorabilmente, arrivando in Italia grazie al mai troppo lodato Enrico Ghezzi, che lo fa diventare ospire fisso di Fuori Orario, il contenitore notturno che ha formato una generazione di appssionati di cinema e arti visive. A distanza di così tanti anni, la potenza visiva e lo spirito anarchico dell’opera restano immutate: il mix tra horror, slasher, sci-fi, erotismo (il membro-trivella!) funziona ancora alla perfezione e così dicasi per la riflessione, mediata dal Tempo, relativa alla mutazione del corpo umano attraverso l’invasione tecnologica. La carriera Shinya Tsukamoto da allora è continuata con altri titoli di grande spessore (l’ultimo è il recentissimo Hokage) a conferma che quel memorabile esordio era il primo passo di un lungo viaggio, ancora ricco di tappe da raggiungere.
Game Over!

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