
Roy Andersson + Aki Kaurismäki + Wes Anderson = questo. Davvero bizzarro il secondo film di Matthew Rankin, che racconta tre storie che si intrecciano in una Winnipeg che sembra una città iraniana (il film è recitato in farsi e francese), utilizzando uno stile particolarissimo, che presta grande attenzione alla composizione delle immagini, ma che non risulta uno sterile esercizio formale fine a se stesso (come capita oramai sempre con i titoli di Anderson). Certo, bisogna avere una certa predisposizione all’assurdo e al WTF per farselo piacere, ma le intuizioni felici non mancano e nemmeno le sequenze memorabili, come quella che apre il film, ambientata in una scuola. Il senso del tutto sfugge, ma le avventure di una triste guida turistica alle prese con un tour deprimente per la mancanza di cose da vedere e il ritorno a casa di un figliol prodigo dopo anni di assenza alla fine lasciano un senso di empatia e malinconia.
Candidato canadese all’Oscar 2025 come miglior film internazionale.