KOTOKO

Una giovane madre single soffre di delirio paranoide e vede le persone “doppie” (in una loro versione positiva e negativa/minacciosa), vivendo col terrore che al proprio piccolo possa succedere qualcosa. Quando questi le viene portato via e affidato alla sorella dai servizi sociali, le cose precipitano…
Cambia il terreno di gioco e lo sport praticato, ma Tsukamoto vince sempre. Nel 2011 firma questo ennesimo capolavoro, graziato dalla performance “definitiva” della protagonista, la cantante pop/folk/ rock Cocco (la cui prova annichilisce e irride quella di tutte le attrici, americane ovviamente, che vennero candidate agli Oscar quell’anno) nei panni di una madre dilaniata dall’amore per il figlio e dal terrore di nuocergli involontariamente, a causa delle sue visioni orrorifiche. Un film polimorfico, che riesce persino a essere “leggero”, specie quando entra in scena uno scrittore spasimante della ragazza (interpretato dallo stesso poliedrico Tsukamoto), che accetta di buon grado di farsi menare a sangue e sopportare storicamente i raptus della fanciulla, pur di “guarire” la sventurata. Tsukamoto non rinuncia a ragionare sulla violenza e a utilizzarla per definire la sua poetica ed il suo linguaggio, ma stavolta lascia ampio spazio alle emozioni positive (la visita della madre al figlio che sta dalla sorella, le parentesi canore) e a un certo ottimismo (il finale, magnifico, che lascia spazio ad una flebile speranza).
Visione imprescindibile, specie per le madri…

Lascia un commento