ZAN (KILLING)

Il Giappone, a metà dell’800, è al termine di lungo periodo di pace, durato oltre due secoli, alla fine del quale i samurai hanno perso larga parte della loro importanza e si sono trasformati in ronin, abbandonando i loro padroni. Uno di questi vive felice in una piccola comunità, ma l’arrivo di un guerriero più anziano e capace cambia radicalmente la sua vita…
Cambiano le epoche storiche, mai la precisione con la quale Tsukamoto riflette su vita, Morte, tempo e violenza, firmando un esemplare jidai-geki (i film di ambientazione storica che raccontano il passato giapponese) mai tanto attuale in tempi di guerre reali e riarmo (il film è del 2018). Caratterizzato da topoi classici del regista (camera a mano, attenzione ai primi piani, montaggio frenetico, iperviolenza, specie nella seconda parte del racconto), Tsukamoto crea un’opera dalla forte impronta pacifista, ritagliandosi il ruolo di “antagonista” e lavorando di cesello sulla psicologia ed il carattere dei tre protagonisti, i due samurai, uno dei quali incapace di uccidere e una giovane donna, che cerca di sopravvivere in un periodo dominato dal caos e dall’anarchia. Tetsuo, l’uomo macchina, non è ancora nato, ma già allora l’uomo si fondava col metallo per uccidere. Ennesimo capolavoro.

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