
Al tramonto del XX secolo Tsukamoto firma uno dei suoi titoli più deliranti e pessimisti. Una storia cupa e pensosa di ossessioni e violenza, che vede il protagonista (brillantemente interpretato al solito dal regista tuttofare) elaborare il lutto in un modo tutto suo, e intraprendere un calvario che lo porterà a scontrarsi con una banda di punk e un sicario senza scrupoli. La violenza, massicciamente presente, come in quasi tutti i titoli del regista, cela però un disagio più profondo, quella della società tutta, oramai abbisognante di stimoli estremi per sentirsi ancora viva, totalmente alienata dal lavoro, dall’isteria delle megalopoli e quasi del tutto priva di valori. Un film faticoso (abbonda l’utilizzo della macchina da presa a mano ipercinetica e viene utilizzato un bianco e nero sgranato), ma, per quanto forse meno riuscito rispetto agli altri dell’autore, parimenti necessario.