Cripitico ma straordinariamente affascinante il nuovo film di Jia Zhang-ke, che racconta una storia d’amore che si dipana nell’arco di vent’anni, dall’inizio del secolo al periodo pandemico. Film atipico, avanguardista, realizzato con filmati che lo stesso regista aveva girato nel 2001 con tantissime canzoni locali e pochissimi dialoghi. La protagonista, che passa anni a cercare l’amato solo per poi lasciarlo una volta ritrovato (la coppia si riunirà solo ai tempi del Covid, invecchiata e piena di rimpianti), attraversa il Tempo ed il Paese silenziosa e assorta (ma determinata, in una della tante sequenze notevoli si difende da potenziali aggressori tirando fuori una taser e lasciando tutti di stucco). Jia Zhang-ke, alterna stili e formati, passando senza soluzione di continuità dal documentario alla finzione, dal 16mm al digitale, dalla tradizione rurale ai robot, attraversando asettico i frenetici cambiamenti della società cinese, e le tante scorie che questi hanno prodotto (il celebre progetto della diga delle Tre Gole, che ebbe un impatto ambientale devastante, il boom e crollo del settore immobiliare, la pandemia), confermando, dopo gli eccelsi Still Life, Al di là delle montagne e I figli del fiume giallo, di essere uno dei più talentuosi registi della sua generazione. E se il singolo (uomo) delude, non restano che (forse) salvifiche azioni collettive, come praticare jogging notturno indossando anelli fosforescenti… Impegnativo, ma bellissimo. In concorso a Cannes 2024.