
Ah, nessuno descrive l’overthinking, i problemi di coppia e propone ritratti credibili di donne respingenti come il cinema nordico (vedi anche la trilogia Love/Sex/Dreams). La protagonista, una fantastica Helga Guren, che riesce a essere ancora più lagnosa della mitica Julie/Renate Reinsve de La persona peggiore del mondo, attraversa il film venendo sfanculata (con pieno diritto) da partner, ex marito, figli e pure dalla madre, incredula di aver messo al mondo una tale rompicoglioni. La regista, Lilja Ingolfsdottir, fatica a non scadere nel melodramma, ma conferisce all’opera una ammirevole dose di realismo e verosimiglianza (ovviamente non è dato sapere come campi la protagonista, visto che non la si vede mai intenta a portare la pagnotta a casa, ma tant’è). Morale della storia: la gente si lascia perchè dopo un po’ non si sopporta. E ci voleva tanto a capirlo?