Lula e Sailor, ben ritrovati. Non lo vedevo da trent’anni e rotti, specie al cinema, e li ho trovati ancora in gran forma. Sicuramente il film di Lynch con i personaggi più assurdi e fuori di testa di tutta la sua produzione (quasi tutti pescati da Twin Peaks, tra l’altro, che era in lavorazione parallelamente a questo + gli immensi Dafoe e Diane Ladd, mefistofelica madre, protagonista di almeno una mezza dozzina di sequenze memorabili). Stupisce la freschezza del ritmo generale e la modernità e precisione con la quale viene raccontato e tratteggiato il rapporto tra i due, che sì, scopano tantissimo, ma si confrontano costantemente con una dialettica sintetica ma efficace. Poi, le millemila scene stracult: lui col dito puntato verso la “suocera” dopo aver sfondato il cranio del killer che lo doveva accoppare, lui che le prende dal gruppo di teppisti e ringrazia, Glinda, la strega buona apparsa in suo soccorso (e interpretata da Sheryl Lee/Laura Palmer), Love me Tender, i siparietti tra Dafoe e la Rossellini e OVVIAMENTE “Questa è la mia giacca di pelle di serpente. Rappresenta il simbolo della mia individualità e la mia fede nella libertà personale“, forse una delle cento frasi più memorabili nella storia del cinema. Un film totale, sul Tempo e l’Amore, non scalfito dagli anni e che ci ricorda la grandezza del suo autore e dei suoi interpreti.