Mike Leigh torna a parlare di società, vita di tutti i giorni e piccoli (o grandi) problemi personali dopo la parentesi (non proprio entusiasmante) dell’analisi “storica” vista in Turner e Peterloo. E che ritorno! Un film durissimo, spesso insostenibile, al netto di alcuni momenti oggettivamente esilaranti (umorismo nerissimo, ça va sans dire) che racconta la triste vita di una donna di mezza età incazzata con tutti: figlio, marito, medici, cassiere, estranei incontrati per caso, il mondo intero. Solo la sorella, suo esatto opposto, cerca di comprenderla e aiutarla. Il personaggio di Pansy Deacon, interpretata da un’eccezionale Marianne Jean-Baptiste è però privo dell’umorismo tagliente dell’altrettanto nichilista Boris Yellnikoff di Basta che funzioni e prostrata da una forma di depressione che lei stessa non riesce ad accettare (la scomoda verità del titolo). Leight racconta e definisce i personaggi utilizzando non solo la parola, ma i luoghi (le case delle due sorelle, diversissime), i colori, la luce, riuscendo a descrivere anche le figure secondarie con grande efficacia e apprezzabile sintesi. Fantastico il finale “sospeso” che potrebbe portare ad una catarsi così come al definitivo naufragare dei rapporti tra la protagonista e le persone che le stanno attorno. Bentornato Mike!