TYPHOON CLUB

Giappone, metà anni ’80: quattro giorni nella vita di una classe di studenti quattordicenni, in una cittadina rurale vicino Tokyo. Durante un tifone, alcuni ragazzi rimangono intrappolati a scuola e, costretti a passare la notte lì, affrontano silenziosamente le tensioni e i turbamenti dell’adolescenza…
Un’opera di annichilente bellezza, clamoroso coraggio, impensabile originalità.
Se l’inizio potrebbe far pensare ad una sorta di Breakfast Club nipponico, la regia di Somai ribalta quasi subito la situazione: qui l’adolescenza è mostrata nella sua autenticità: confusa, contraddittoria, impulsiva. I personaggi non sono ridotti a stereotipi, né le loro azioni vengono spiegate o giudicate. Non c’è un vero percorso di crescita né un messaggio rassicurante: il film si limita ad osservare, lasciando emergere le emozioni grezze e inspiegabili tipiche di quell’età. I momenti surreali non mancano: epifanica la sequenza del suicidio di uno dei personaggi, che prima affastella sedie e tavoli per raggiungere la finestra, declama un discorso profondissimo, si butta e viene trovato in una posa “da cartoon Hanna & Barbera” con le gambe divaricate e il busto nel fango. Sōmai utilizza lunghi piani sequenza e una regia sobria, senza primi piani, per mantenere una distanza rispettosa dai personaggi. Ogni inquadratura sembra volerli proteggere, restituendo alla giovinezza la sua complessità e il suo mistero. Le scene più forti, come un tentato abuso, non vengono accompagnate da spiegazioni né risoluzioni, ma si dissolvono nel flusso del tempo, come a riflettere la fugacità e l’ambiguità dell’esperienza adolescenziale. Typhoon Club alterna toni, generi e stati d’animo, mescolando dramma e commedia con naturalezza. Sōmai rifiuta la struttura classica, preferendo una narrazione libera, sospesa, dove gli adulti sono figure assenti o confuse (anche i protagonisti diventeranno così?) e dove i ragazzi restano intrappolati in una stagione della vita che scorre come l’acqua e il vento del tifone: impetuosa, irrazionale, inafferrabile.

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