
Boyle & Garland rileggono lo zombie movie infettandolo con altri generi, dallo slasher al coming of age, firmando un’opera ultra politica (a cercare c’è di tutto, dal Covid alla Brexit, oltre ad una dolente riflessione sulla dis-umanità di questi tempi), proteiforme e spesso imprevedibile. Ad una prima parte ipercinetica, isterica e ansiogena (i primi 40 minuti sono assolutamente straordinari per ritmo, montaggio e idee, dai Teletubbies alla citazione della calzante e meravigliosa Boots di Rudyard Kipling), segue una seconda più filosofica e quasi Shakespeariana, che riflette su Tempo e Morte, forse più schematica, prevedibile e “classica” (al netto della presenza di un Fiennes sempre carismatico e qui in stato di grazia) per concludere in bellezza con un finale apertissimo, totalmente WTF e “pop”. Sicuramente uno dei suoi film migliori, quasi perfettamente centrato e tristemente efficace nel descrivere, con metafore più o meno evidenti, lo sbraco morale ed etico dell’epoca corrente.