TUTTO L’AMORE CHE SERVE

Mona (Laure Calamy) è una madre single interamente dedicata al figlio Joël (Charles Peccia-Galletto), un ragazzo con disabilità intellettiva. Quando la sua compagna Océan resta incinta, Mona è costretta a confrontarsi con interrogativi profondi: i due ragazzi sono pronti a diventare genitori?
Presentato l’anno scorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, la regista esordiente Anne-Sophie Bailly realizza un film sorprendentemente maturo e misurato, che esplora con sensibilità il tema della cura, della genitorialità e della disabilità, senza quasi mai scadere nel melodramma. Il focus, dopo un inizio equilibrato, si sposta dai ragazzi alla madre di uno di essi, interpretata dalla sempre brava Calamy (che però ogni tanto va in overacting), un personaggio ben scritto e credibile, specie nel suo esternare la verosimile frustrazione, derivante dal non aver potuto vivere la vita che si aspettava.Un cinema che osserva con attenzione, ascolta i silenzi e lascia spazio all’ambiguità del reale. Una regista da seguire con grande interesse.

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