
Jean-Pierre Melville firma il suo esordio al lungometraggio e inaugura la trilogia sulla guerra e la Resistenza. Tratto dal celebre romanzo clandestino di Vercors, il film è un’opera priva di spettacolo, essenziale nei movimenti, interamente costruita sul silenzio e sulla parola interiore. È il ritratto di un conflitto morale che si consuma tra le pareti di una casa e che riflette, in miniatura, la tragedia dell’occupazione nazista. Meditazione austera sul potere della dignità e sull’impossibilità di una riconciliazione, il film rispecchia il rigore morale di Melville, lui stesso veterano della Resistenza. Una delle più intense riflessioni sul silenzio come scelta, sul dissenso come dignità, sulla guerra come rovina dell’umanesimo.